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SINTESI
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RECENSIONE
Apriamo il 2010 con uno dei titoli più venduti dello scorso anno: “Il peso della Farfalla”, l’ultimo testo di Erri de Luca. Per giorni interi ho cercato le parole giuste per scrivere di questo libro. Non le ho trovate. Le uniche sensate sarebbero: leggete questo testo, e poi rileggetelo, e poi ancora una volta perché ciò che serve è tutto contenuto nelle sessanta pagine. Non v’è una parola di troppo, non v’è una frase di meno. Ci sono quelle che servono, tutte, nessuna esclusa. Aggiungervene vorrebbe dire rompere un’armonia sublime, nel senso alto del termine. Eppure, come scrive altrove l’autore, la parola produce altre parole. Il bianco del foglio si riempie di nuovo. In continuazione. È forse questa la condanna della letteratura? Sicuramente è quella della grande letteratura. Il segreto è tutto qua: nel vortice delle parole che si genera nonostante tutto. Eppure vorrei non scrivere di questo libro perché è come inserire una virgola in Leopardi, una pennellata in Picasso, una nota in Bach, un fotogramma in Truffaut. Allora penso al peso delle due esistenze di cui si tratta nel volume, e considero che, in realtà, si tratta di un peso che tende verso l’alto. È, in realtà, la storia di una leggerezza composta di gravità, da intendere come ciò che grava sulle spalle dell’uomo, anzi, delle creature, nel senso cristiano del termine, perché è su questo fatto che riflettere de Luca nel breve racconto in oggetto. Il peso, che si conquista, leggero nell’esistenza delle creature è il protagonista del libro. Se la leggerezza dell’essere è insostenibile (e ci credo, questa è la condanna dell’Occidente), allora il fardello dell’esistenza è una lotta che spinge verso l’alto di un’idea, di una missione, di un’azione, di una vetta, di una sfida, di un confronto. Insomma, di una vita, nella sua più alta espressione di lotta e di sfida con il mondo, con la natura, ma in realtà sempre e solo con se stessi. Dimenticate le mie parole, leggete il volume. Buona lettura.
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